Casa Museo Rodolfo Siviero

È il luogo che conserva gli ambienti, gli arredi e le opere d’arte, del Ministro plenipotenziario a capo della Delegazione per le restituzioni delle opere d’arte che dedicò la sua vita a riportare in Italia il patrimonio culturale illegalmente sottratto all’Italia prima durante e dopo la Seconda guerra mondiale.

Il nome di Siviero è principalmente legato all'opera di recupero del patrimonio artistico italiano scomparso durante la seconda guerra mondiale. Più in generale egli si è occupato di rintracciare e far rientrare in Italia le opere d'arte che, dagli anni Trenta agli anni Ottanta del Novecento, erano state illegalmente esportate dal nostro paese.

Durante l'occupazione nazista, Siviero è agente di un Servizio Informativo che, sotto i comandi militari alleati, collabora con le forze antifasciste e nell'ambito della generale azione di intelligence si occupa anche di raccogliere informazioni sui trafugamenti di opere d'arte da parte dei nazisti. Dopo la liberazione di Firenze (agosto 1944) Siviero collabora, per conto del Ministero della Pubblica Istruzione, con la Commission Fine Arts and Monuments alleata per proteggere e recuperare le opere d'arte italiane. Nell'aprile del 1946 il Governo italiano istituisce ufficialmente l'Ufficio Recuperi diretto da Siviero. Nell'ottobre dello stesso anno egli è posto a capo della missione diplomatica italiana presso il governo militare alleato in Germania incaricata di trattare la restituzione delle opere d'arte depositate nei collecting points situati in territorio tedesco.

Dagli anni Cinquanta, fino alla morte nel 1983, Siviero dirige la Delegazione per le Restituzioni del Ministero degli Affari Esteri, occupandosi non solo del recupero delle opere trafugate in Germania ma anche di altre opere d'arte scomparse dal nostro paese.

La casa museo si trova sul Lungarno Serristori in un villino in stile neo-rinascimentale costruito negli anni Settanta del XIX secolo. Nel 1919 dalla famiglia Castelfranco-Forti ne fece un salotto culturale frequentato da letterati, artisti, intellettuali tra i quali da Giorgio De Chirico, il fratello Alberto Savinio. Tra i frequentatori della casa anche un giovane Rodolfo Siviero (Guardistallo 24 dicembre 1911 – Firenze 26 ottobre 1983).

Durante l'occupazione tedesca tra il 1943-44 divenne la base operativa del gruppo di partigiani che, sotto la direzione di Rodolfo Siviero, cercava di contrastare la razzia di opere d'arte da parte dei nazisti. La famiglia Siviero acquistò l'edificio in due distinte occasioni, nel 1944 il piano primo e nel 1963 tutte le altre parti.
Siviero divenne Ministro plenipotenziario a partire dal 1946 e da quel momento sino alla scomparsa operò come capo della Delegazione per le restituzioni delle opere d'arte, organismo in seno al Ministero degli Affari Esteri, per trattare la riconsegna all'Italia dei capolavori sottratti dai Tedeschi durante l'occupazione e quelli che il regime fascista aveva donato o venduto alla Germania nazista non osservando la legge italiana di tutela dei beni culturali in vigore dal 1939.

Le opere d'arte conservate nella casa sono quelle acquistate dalla famiglia Siviero e da Rodolfo. Esse  raccontano il gusto di una famiglia borghese del tempo, ma soprattutto gli episodi della sua vita a capo della Delegazione per le restituzioni.

La raccolta comprende un importante nucleo di opere novecentesche che Siviero acquistò da artisti suoi amici come De Chirico, Soffici, Manzù, Annigoni, dipinti e sculture di epoca medievale rinascimentale, reperti archeologici di epoca etrusca e romana, mobili, ceramiche, arredi domestici ed ecclesiastici dal tardo medioevo all'Ottocento.

Gli ambienti del piano rialzato della casa, acquistati da Siviero nel 1963, mantengono lo spirito che lo stesso Siviero volle lasciare alla sua casa, disponendo nel testamento che l'ordinamento venisse curato dall'amico restauratore Alfio Del Serra. Le stanze fanno comprendere la profonda passione di Siviero per l'arte e per un gusto eclettico e raffinato tipico della borghesia tra Ottocento e Novecento, che si rispecchia a Firenze nelle collezioni di Horne, Bardini e Stibbert.

Al piano primo si trova l'appartamento dove i Siviero vissero dal 1944. Qui si custodisce la memoria più intima al quale sono legate le scene di famiglia, immortalate da iconiche fotografie di opere d'arte recuperate ed esibite in casa con i genitori e le foto di “posa” con la sorella Imelde, che abitò l'appartamento sino al 1999.